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Allergie in aumento, il dott. Liccardi: "L’inquinamento è il principale imputato"

"Se oggi la percentuale dei soggetti allergici ha raggiunto il 30%, si prevede che nel 2030 arriverà a toccare il 50%". L'intervista di NapoliToday al responsabile dell'ambulatorio di allergologia dell'Ospedale Cardarelli Gennaro Liccardi

Gennaro Liccardi

Sole, buon umore e positività. E’ tornata la tanto attesa Primavera. Ma la bella stagione porta con sé anche sintomi fastidiosi come starnuti, tosse, prurito agli occhi e naso chiuso. È in questo periodo dell’anno, infatti, che c’è la maggiore concentrazione di pollini nell’aria, causa principale delle allergie primaverili. A soffrirne nel nostro Paese è il 33,6% della popolazione: cioè 1 italiano su 3. Secondo i dati emersi da un’indagine di Assosalute effettuata a febbraio 2017 su un campione di mille italiani, il 40% soffre di una qualche forma allergica, di cui il 19,5%  ne soffre tutte le primavere. Secondo i dati non si ci sono significative differenze tra uomini e donne; la rinite allergica, invece, sembra essere un problema che riguarda in misura crescente i giovani: 1 su 4 dei rispondenti al di sotto dei 30 anni si dichiara allergico. Sempre secondo la ricerca di Assosalute, i sintomi delle allergie primaverili ritenuti più fastidiosi sono gli starnuti (56%), seguiti dal fastidio agli occhi (53,4%) e prurito nasale/lacrimazione (oltre 45%). Questi sintomi spesso possono condizionare negativamente lo svolgimento delle attività quotidiane di chi ne soffre: quasi il 40% degli intervistati ha, infatti, dichiarato di non dormire bene la notte, il 28,3% di avere difficoltà a concentrarsi e il 26% di rinunciare a stare all’aria aperta. Insomma, l’allergia, talvolta, può rendere la vita estremamente difficile e pesante.

NapoliToday ha chiesto al Dott. Gennaro Liccardi, responsabile dell’ambulatorio di allergologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, nonché professore a contratto di allergologia della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università Tor Vergata di Roma, quali sono le cause delle allergie e come vanno curate.

Cosa è l’allergia?

“L’allergia è una reazione “eccessiva” del sistema immunitario nei confronti di una sostanza, detta allergene, che generalmente non provoca alcun effetto nella maggior parte della popolazione”.

Quali sono le allergie più diffuse?

“Le sostanze che danno più frequentemente allergia, indipendentemente dal periodo dell’anno, sono gli acari della polvere, i pollini, i peli degli animali e le muffe. In primavera, invece, tra le sostanze che provocano allergie soprattuto nel sud Italia, troviamo la parietaria, l’erba di muro che fiorisce in questo periodo dell’anno e le graminacee. A dare problemi in estate invece c’è l’artemisia, che fiorendo nella stagione estiva, provoca allergie nei mesi di luglio, agosto e settembre”.

La percentuale di popolazione che soffre di qualche allergia è passata dal 10% degli anni ’50 al 30% di oggi. Qual è la causa di questo aumento?

“La causa, secondo la tesi più accreditata, sono i cambiamenti ambientali. L’inquinamento che è presente nell’aria potenzia la capacità di diventare allergici. Cioè, se io, ad esempio, mi trovo in campagna, quindi in un ambiente dove sono presenti pollini ma non c’è inquinamento, ho meno probabilità di diventare allergico. Se, invece, mi trovo in città, dove oltre ad essere esposto ai pollini sono anche a contatto con un ambiente inquinato, avrò più possibilità di diventare allergico. Questo perché il polline e l’inquinamento insieme hanno un effetto infiammatorio sull’organismo rendendo il soggetto più predisposto alle allergie. Quindi nei paesi in cui c’è un forte inquinamento ambientale come il nostro aumenta la probabilità di diventare allergici. Nei paesi meno inquinati la stessa probabilità diminuisce”.

Quali sono i soggetti più a rischio?

“Per diventare allergici ci vuole una predisposizione genetica: l’organismo deve essere predisposto a produrre anticorpi nei confronti di quel tipo di allergene. Ovviamente, fin quando non si entra in contatto con quella sostanza, l’allergia non si manifesta. Se però si vive in un ambiente altamente inquinato, quindi si sta a contatto con tante e diverse tipologie di allergeni, sarà più facile manifestare una qualche allergia. Se oggi la percentuale dei soggetti allergici nei paesi industrializzati ha raggiunto il 30%, si prevede che nel 2030 arriverà a toccare il 50%”.

Le allergie possono comparire in tarda età?

“Generalmente le allergie compaiono in giovane età, ma negli ultimi anni stanno aumentando i casi di anziani che diventano allergici dopo i 60 anni. Dai risultati di una ricerca che ho condotto insieme ad alcuni colleghi allergologi campani dell’AAIITO (Associazione Allergologi Immunologi Italiani e Ospedalieri), pubblicata su una rivista inglese, è emerso che anche nei pazienti di età superiore ai 60 anni possono comparire allergie. Oggi circa il 10% degli anziani tra i 60 e 70 anni sviluppano il raffreddore allergico in tarda età”.

Come si cura un’allergia?

“Innanzitutto se si è allergici a qualche sostanza presente nell’ambiente, la si deve evitare, se è possibile. Questa è la prima regola. Altrimenti ci si deve affidare al trattamento farmacologico che consiste in inalazioni di cortisonici per via locale e assunzione di antistaminici. I primi aiutano a prevenire e trattare l’infiammazione bloccando le reazioni allergiche, e vengono prescritti nei casi più gravi. I secondi, invece, bloccano l’azione dell’istamina liberata dai mastociti a seguito della reazione allergica, e sono la classe di farmaci più utilizzata. Talvolta antistaminici e cortisonici vengono prescritti insieme. Questo trattamento, comunque, è adatto solo per i soggetti che hanno il raffreddore allergico. Gli asmatici, invece, devono utilizzare i broncodilatatori per via inalatoria che, consentendo un maggiore afflusso di aria ai polmoni, facilitano la respirazione e attenuano la tosse e l’affanno”.

In quali casi si fa ricorso ai vaccini?

“Non tutti i pazienti allergici traggono vantaggi dall’immunoterapia. I vaccini sono efficaci soprattuto se il soggetto è giovane e nei casi di forme allergiche stagionali, cioè quando è implicato un solo allergene o al massimo due. Se la situazione del paziente, invece, è cronica non ha senso vaccinarlo”.

Sono partiti i test sull’uomo dei nano-vaccini. Di cosa si tratta?

“Sono farmaci biologici “intelligenti” di nuova generazione. I nano-vaccini rientrano in una forma di filosofia terapeutica e diagnostica che si chiama “medicina di precisione”. Si prescrivono dopo aver individuato il profilo della patologia del paziente attraverso test specifici. Questa innovativa tipologia di vaccini prevede prima una diagnosi allergologica “personalizzata” per il singolo paziente, a cui segue poi la prescrizione di terapie “personalizzate”. La filosofia alla base di questa sperimentazione parte dal presupposto che ogni paziente è diverso dall’altro, fare una terapia generalizzata non sarebbe efficace come una terapia personalizzata. L’obiettivo della terapia diagnostica e poi anche di quella terapeutica è quello di focalizzare (noi tecnicamente diciamo “fenotipizzare”, cioè individuare il fenotipo del paziente) le caratteristiche del paziente per poi dare una terapia singolare più idonea e più efficace”.

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