Napoli tra incanto e disincanto

Napoli tra incanto e disincanto

"Quarto Festival Teatro Scuola", la manifestazione che ha promosso il teatro nelle scuole

Svoltasi in sei giorni con workshop laboratoriali e spettacoli teatrali sul palco dell'Auditorium Prof. Vincenzo D'Onofrio, la manifestazione culturale non è stata puro e semplice divertissement ma concezione del Teatro come "divertimento dell'intelligenza"

Parte del team del "Quarto Festival Teatro Scuola": Mariella D'Onofrio, Pietro D'Onofrio, Pasquale Toscano e Vincenzo Arena

Il teatro come pratica culturale. È stato questo l’insegnamento del “Quarto Festival Teatro Scuola - Memorial Vincenzo D’Onofrio”. Un Festival conclusosi tra gli applausi e la partecipazione di un pubblico e di uno staff unico nel suo genere. A partire dai due organizzatori, il direttore artistico Vincenzo Arena e la presidentessa del Festival Mariella D’Onofrio, che hanno creduto pienamente nell’idea e nella pratica di applicare il teatro alla didattica. E poi i suoi tecnici di ripresa e di suono Pietro D’Onofrio e Pasquale Toscano, attivissimi nella buona riuscita della manifestazione. Così pure Giovanni Castaldo, presentatore di tutti gli spettacoli serali e tutti gli attori e collaboratori di questo fantastico team, che con buona fortuna si ripresenterà l’anno prossimo sul palco dell’"Auditorium Prof. Vincenzo D’Onofrio" del Liceo Classico Scientifico Statale “Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco.

Per capirci di più, e per capire meglio il senso di questo Festival, vale la pena riportare qui di seguito il discorso conclusivo del direttore artistico Vincenzo Arena:

«Il Quarto Festival Teatro Scuola Città di Pomigliano d'Arco Memorial Vincenzo D'Onofrio è stato il Festival di quella variegata umanità che conserva un'alta percezione e promuove in maniera ostinata quel percorso di apprendimento e di formazione al teatro rivolto allo studente. È un'umanità che non teme il Teatro, non ne teme la forza educativa. Parla, a più voci, di una pratica non fine a se stessa, non concentrata nello spettacolare ma aperta e mirata alla formazione umana e d’orientamento, nel tentativo di condurre lo studente ad una presa di coscienza della propria individualità e del proprio essere e alla riscoperta del bisogno di esprimersi, terribilmente messo in discussione dall' istantaneità della moderna comunicazione, dalle forme stereotipate, dalle derive artistiche autoreferenziali, dal protagonismo obnubilante la partecipazione e la comunitarietà, dagli obiettivi minimi e sempre uguali, dallo stare insieme senza una direttrice programmatica lungo la quale accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita. Su questo palco, i nostri figli si allenano a sostenere con maggior sicurezza il reale. E non sono soli: gli ex alunni, i docenti, gli esperti, i tecnici, le figure istituzionali, il personale non docente, gli spettatori, i giornalisti, gli allievi impegnati nelle attività di supporto al Festival, hanno contribuito a realizzare un percorso festivaliero che andava risvegliato e rinverdito.


A cosa abbiamo assistito in questi "sei giorni"? Alla riscoperta: riscoperta del desiderio di agire e di sperimentare forme disparate, a volte inconsuete, di comunicazione; al consolidamento della dignità dello studente e del docente che, attraverso un impegno sinergico canalizzato dall'esperto, professionista di teatro, valorizzano e implementano il loro rapporto comunicativo e di apprendimento; all'educazione dei ragazzi che li porta, gradualmente, a divenire soggetti sociali attivi, in grado di guidare il cambiamento e di non farsi travolgere dallo stesso; alla materializzazione della creatività che richiama, immediatamente, il concetto di ricerca e che offre spazi realizzativi alla dote naturale, ancor prima che all' intelligenza. La creatività è un aspetto potenziale della personalità che ognuno possiede fin dalla nascita: la sua realizzazione dipende in gran parte dall’opportunità che l’ambiente offre all’individuo. L’etimologia della parola creatività è da ricercare nel termine "keré", di origine indoeuropea, che significa crescere: in questo senso l’atto creativo permette una crescita che non può essere prerogativa solo di alcuni. Grazie all’ampiezza di questa visione anche gli individui con meno risorse ed anche i portatori di handicap guadagnano l’opportunità di essere considerati persone creative, perché soggetti che comunque possono realizzare idee innovatrici. Ecco perché il Teatro a Scuola, o se vogliamo la Scuola verso il Teatro, è necessaria. E non lo si afferma in maniera retorica, o tirar acqua al nostro mulino. Se n'è accorto il MIUR, se ne sono accorti gli addetti ai lavori, ne intravedono una grandiosa opportunità gli attori, i registi, i docenti: creativo, infatti, non è solo chi prospetta o produce qualcosa di nuovo che possa essere impiegato in modo diverso rispetto a quello abituale, ma anche chi trova una nuova interpretazione e organizzazione dei dati già elaborati. Su questo palco si è parlato e raccontato di Plauto, di Platone, di Kafka, di Marinetti, di Papini e altri illustri futuristi, della giovane attivista pakistana Malala, de "Il Drago" di Schwarz, la sua fiaba di opposizione ai nazionalismi, degli Dei dell' Olimpo, del Simposio e dell' amore, di Dante, delle fabbriche e della tradizione popolare.  Tra le strategie che permettono lo sviluppo della creatività, all’interno della scuola di ogni ordine e grado, un ruolo primario è rivestito dal comportamento dell’insegnante. Il suo compito è di fare in modo che attraverso le diverse attività, e in particolare mediante un laboratorio teatrale, emerga nella personalità almeno una parte della forza creativa che porta alla realizzazione di opere nuove e originali. Per fare questo l’insegnante deve innanzitutto rendersi conto che non esistono individui che non hanno capacità, ma che è necessario considerare ciò che di meglio l’uomo già possiede e partire da lì per intraprendere il cammino volto a sviluppare la creatività. Alla persona va data la possibilità di scoprire e rendere attuali le sue capacità in modo che sia utile a se stesso, guadagnando in autostima, e agli altri, rendendoli partecipi di questa ricchezza. Ciò che l’insegnante deve evitare è la pretesa di uniformare l’allievo a determinati standard di prestazioni. Il punto di partenza in questo processo è la conoscenza dell’allievo e la disponibilità ad accogliere quanto da lui proviene, in vista di una sua valorizzazione. Favorire e coltivare l’identità della persona è il prerequisito per consentirle di raggiungere indipendenza di giudizio e capacità di scelta. È da incentivare l’emergere di una varietà di punti di vista, senza bocciare nessuno con giudizi negativi che frenano il manifestarsi delle particolarità individuali. L’insegnante che mira a favorire la creatività deve astenersi dall’esprimere valutazioni; questo non significa che non debba correggere, ma è importante che, quando lo fa, punti l’attenzione sul compito e non colpisca la persona, e sia sempre pronto a ridarle fiducia. Un insegnamento efficace offre una guida sempre presente, sostegno nei casi di crisi, entusiasmo nell’affrontare il compito di ricerca insieme agli allievi e positività nel giudicare. Ecco! Allora, ai docenti che non hanno ancora questo genere di percezione e di sensibilità e che, spaventati forse dal nuovo, in maniera anche sotterranea, ostacolano questo processo didattico, noi diciamo di cambiare. Di provare. Di provare, almeno a capire, che il Teatro non è un ostacolo alla didattica, non è una forma di divertissement fine a se stessa ma “divertimento dell’intelligenza”, non è una destabilizzazione della disciplina, non è un'attività extracurriculare, non è "una perdita di tempo".

Dal punto di vista dell’organizzazione didattica la pedagogia della creatività richiede la necessità da parte degli insegnanti di procedere con metodologie unificate ed un accordo per stimolare e personalizzare l’interesse, socializzare le motivazioni, utilizzare ogni mezzo per meglio conoscere l’allievo, recuperare il gioco drammatico. Questo è stato il "Quarto Festival Teatro Scuola". E questo sarà nelle prossime edizioni».

Napoli tra incanto e disincanto

Bella e dannata, Napoli è la città dai due volti. Sa incantare come nessuna con le sue bellezze, i suoi misteri, i suoi luoghi. Ma al tempo stesso riesce anche a disincantare con le sue contraddizioni. Un viaggio nel "paradiso abitato da diavoli" che ne esalta la storia, la cultura, gli aneddoti e le curiosità, senza tralasciare spunti di critica



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