Napoli tra incanto e disincanto

Napoli tra incanto e disincanto

"Così lontana, così vicina", Napoli raccontata dai grandi scrittori nel libro di Pier Luigi Razzano

Presentato alla Feltrinelli di Napoli, il libro racconta il viaggio reale o immaginario dei grandi scrittori nella città partenopea

L'autore e i moderatori nella libreria La Feltrinelli

Il filosofo francese Marcel Proust una volta scrisse: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi». Senz’altro è così. Il potere dell’immaginazione a volte può rivelarsi sconfinato, fa varcare con la sola fantasia luoghi mai esplorati, attraverso una predisposizione mentale e un incessante sforzo creativo che conduce il pensatore a considerare le cose da diversi punti di vista, arrivando anche in posti lontani o inesistenti. Così l’immaginazione la ritroviamo per lo più nelle opere dei grandi scrittori, filosofi e artisti che hanno lasciato e continuano a lasciare una loro traccia nella storia. D’altro canto, però, c’è il viaggio reale, quello che si consuma nelle strade di una città, nelle persone del posto, nella loro lingua e nei loro usi e costumi. 

Nel suo nuovo libro “Così lontana, così vicina” pubblicato da Intra Moenia, Pier Luigi Razzano - scrittore e giornalista - ricostruisce il viaggio a Napoli, reale o immaginario, di dodici grandi scrittori vissuti tra Ottocento e Novecento. Gli infiniti volti della città partenopea negli occhi e nella mente di Emily Dickinson, Hans Christian Andersen, Nikolàj Gogol’, Fëdor Dostoevskij, Henrik Ibsen, André Gide, Sigmund Freud, Walter Benjamin, Pablo Neruda, Albert Camus, Marcel Proust.

Una raccolta di celebri sguardi in alcuni casi solo sognati, in altri realmente vissuti. Con Napoli e il Vesuvio sempre sullo sfondo. Il libro, composto di dodici storie accompagnate da spettacolari foto d’archivio di quell’epoca ormai lontana, racconta Napoli come fonte di ispirazione e di evasione per gli autori, «Il passaggio verso un’inedita dimensione che sregola i sensi modificando lo stato mentale precedente», spiega Razzano.

Si parte con il bellissimo ritratto di Emily Dickinson che mai è riuscita a raggiungere Napoli ma dalla sua casa in Massachusetts spalancò ogni confine, tracciando una geografia che comprende anche il Vesuvio, Napoli, Pompei, tutti luoghi di cui la poetessa americana si appropria per allontanarsi da una condizione di insoddisfazione esistenziale: «Un silenzioso vulcano - la vita - / che mandava barlumi nella notte/ quando era tanto buio da svelarsi/ senza offendere la vista/, un terremoto quieto, troppo sommesso perché lo sospetti/ chi vive a questa distanza da Napoli».

Non solo esaltazione, però. Un rapporto ambivalente con la città si ritrova in quasi tutti gli autori. Come in Dostoevskij, arrivato a Napoli per inseguire la sua amata Polina e fuggire dai suoi demoni. Ma sul piroscafo che lo porta via da Napoli, lo scrittore prova una grande nostalgia per la Russia, annoiato da tutto ciò che l’Europa promette e non mantiene: «All’estero mi veniva la nausea. Non per altro, ma ecco l’aurora che spunta, il Golfo di Napoli, il mare, tu guardi e ti viene la malinconia. La cosa più uggiosa è che proprio diventi malinconico. No, in patria si sta meglio». Tuttavia, una volta tornato in patria, Napoli e il viaggio con Polina gli ritornano in sogno: «Continuavo a sognare una città grande come Napoli, in cui ci fossero palazzi, rumore, frastuono…vita…Sì, erano tante le cose che sognavo!».

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