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Cucina napoletana, il potere afrodisiaco del pomodoro

 

Il pomodoro è uno degli elementi più importanti della cucina napoletana, forse il più importante. Ma com'è nato il successo di questo prelibatissimo alimento? Secondo Amedeo Colella, scrittore e napoletanist, autore del libro "Paraustielli di cucina napoletana", il pomodoro non è stato amato da subito, anzi per circa 200 anni è stato ritenuto addirittura velenoso e soltanto nel '700 è stato associato alle ricette che oggi conosciamo. Il cambio di rotta sembrerebbe dovuto a una diceria che si diffuse a Napoli agli inizi dell'Ottocento, quando si sparse la voce che avesse poteri afrodisiaci. 

Discorso simile per la patata, il cui boom si registra in Francia con Luigi XVI. Per duecento anni, fu considerato un tubero velenoso, con cui nutrire maiali e detenuti. E fu proprio un farmacista francese detenuto nelle patrie galere tedesche, Gustave Parmentiere, a scoprire che la patata era un alimento molto più valido del grano per fronteggiare le carestie. Rientrato in Francia, Parmentiere convinse Luigi XVI a introdurre la coltivazione del tubero. A sua volta, il re, per convincere i latifondisti escogitò uno stratagemma. Dedicò un appezzamento di terra alla patata e lo fece presidiare dai militari, suscitando la curiosità dell'aristocrazia e decretando il definitivo successo dell'ortaggio. 

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