I media e Napoli

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Terremoto di Amatrice: lo sciacallo sui media e la questione “pertinenza”

Quanto si è scritto a proposito del napoletano arrestato per sciacallaggio è stato nella maggior parte dei casi, secondo noi, un esempio di cattiva informazione. Vi spieghiamo perché

Terremoto Amatrice

La tragedia del terremoto che ha colpito il centro Italia lo scorso 24 agosto ha registrato un nuovo esempio di cattiva informazione: il riferimento è alla “narrazione giornalistica” della vicenda sciacallo, cioè quella del pregiudicato di Napoli colto in flagrante mentre forzava l'ingresso di un'abitazione terremotata ad Amatrice.

Partiamo da lontano. A sancire i limiti del diritto di cronaca è un sentenza della Corte di Cassazione datata 1984, successivamente fatta propria – deontologicamente parlando – dall'Ordine dei Giornalisti ed attualmente contenuta nel “Testo unico dei doveri del giornalista”, approvato all'inizio di quest'anno dal Consiglio Nazionale.
La parola chiave per capire di cosa stiamo parlando è “pertinenza”. La Corte di Cassazione stabilì che, affinché il giornalista potesse esercitare il suo diritto a raccontare un fatto, dovesse esistere un interesse pubblico alla conoscenza di quanto riferito, in altre parole ci fosse "rispondenza ad un interesse sociale all'informazione”.

Se specificare nel corpo degli articoli pubblicati che l'arrestato fosse di Napoli non sembra effettivamente un problema – immaginiamo sarebbe accaduto lo stesso con uno sciacallo originario di qualsiasi altro comune d'Italia – colpisce invece quanto i titoli si siano soffermati sull'origine del ladro. Perché tanta attenzione? Era pertinente farlo, utile alla completezza dei titoli? Sarebbe davvero accaduto lo stesso nel caso non si fosse trattato di un napoletano?

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