I media e Napoli

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Funicolari ferme, e sui giornali è subito "Napoli assenteista"

In un blog sul Fatto Quotidiano si passa dal descrivere scene di nullafacenza neoborbonica a immagini di cialtronismo calcistico senza soluzione di continuità. Spunto? Lo stop delle funicolari

C'era da aspettarselo, anzi quattro giorni di "funicolari selvagge" sono stati anche troppi prima che a qualcuno venisse in mente di tirare in ballo il luogo comune della Napoli sfaticata e assenteista. Il sociologo del giorno è Francesco Pastore, professione economista, che nel suo blog sul Fatto Quotidiano passa dal descrivere scene di nullafacenza neoborbonica a immagini di cialtronismo calcistico senza soluzione di continuità.

Ovviamente – siamo nell'incipit – Napoli è "grande bellezza e grande decadimento. Una cartolina mozzafiato se guardata da lontano, un complicato groviglio se guardato da vicino. A volte il groviglio si fa farsa, equivoco, mezza verità e mezza bugia, come in questa storia di ordinaria napoletanità". Ordinaria napoletanità: per quanto sia grave quello che sta accadendo in Anm, capita così spesso che una protesta a suon di certificati di malattia blocchi il Tpl? A noi non risulta. Ma proseguiamo.

L'articolista parla di Anm, e di come il sindaco abbia annunciato il prolungamento nei weekend dei servizi di metro e funicolari. Questo però presentando una proposta di straordinario ritenuta non soddisfacente dai sindacati. "Dopo qualche ora, con una strana coincidenza, i lavoratori del turno pomeridiano – guarda caso poco prima dell’ora di pranzo, quando ormai era quasi impossibile trovare sostituti – hanno annunciato di essere in malattia inviando i loro certificati medici. Così il Comune, di fronte all’indisponibilità degli altri lavoratori a coprire il turno pomeridiano, è stato costretto a interrompere il servizio. Il contratto di lavoro prevede, infatti, che la disponibilità a sostituire un collega malato sia concessa dal lavoratore non di turno solo su base volontaria".

Fin qui tutto relativamente giusto. Poi l'economista non coglie l'una tantum della (presunta, e comunque in tal caso condotta in modalità inaccettabili) protesta dei dipendenti della municipalizzata, e generalizza. "In realtà, si tratta probabilmente di un malcostume al quale, del resto, la città non è nuova. Anzi, si tratterebbe della punta di un iceberg. Pare che in tutti gli uffici pubblici della città sia molto frequente trovare la saracinesca abbassata, ad esempio, in occasione di partite importanti del Napoli, anche quando sono giocate durante giornate o orari lavorativi. Forza Napoli sempre, recita il tifoso e di fronte alla chiusura dell’ufficio pubblico per motivazioni così importanti come la necessità di guardare la partita non sa arrabbiarsi. Il Napoli viene prima di tutto". Sarebbe interessante contestualizzare, sapere quali sono questi uffici cui si abbassa d'improvviso la saracinesca, ma è un dubbio – questo sì – che per un tifoso del Napoli passa in secondo piano. Infatti la prima domanda che un azzurro a questo punto si pone è piuttosto: ma da quanti anni il Napoli non gioca una partita durante orari lavorativi? Forse, con il blogger del Fatto Quotidiano, lo ricordano soltanto Tommaso Romito e Machado Toledo.

Il discorso di Pastore prosegue a questo punto tra napoletani che non pagano biglietto "poiché è giusto così, visto che non gli piace il servizio offerto", e il suggerimento a de Magistris di "prendere davvero la frusta" durante le prossime contrattazioni sindacali. Forse questa potrebbe davvero essere un'idea, nella speranza che (presunte, lo ripetiamo) proteste scomposte come quella che sta coinvolgendo la funicolare in questi giorni non si ripetano e non regalino ulteriori spunti semplici per analisti ancor più semplici.

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