Febbre a 91 (+ recupero)

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Crisi Napoli: società, calciatori e tifosi colpiti dalla sindrome di Tafazzi

Una settimana di ordinaria follia, vissuta all'insegna del masochismo

Tafazzi

Una settimana di ordinaria follia, vissuta all'insegna del masochismo e dell'autolesionismo. Questo è quanto accaduto in casa Napoli, dal pre-match con il Salisburgo al post-match contro il Genoa

E che nessuno si senta esente da questa sorta di sidrome di Tafazzi (per i pochi che non lo sapessero, Tafazzi era il leggendario personaggio televisivo che si percuoteva i genitali con una bottiglia di plastica vuota). Società, squadra, tifosi e ambiente: tutti hanno contribuito, a modo loro, al "facciamoci del male" degli ultimi giorni. 

Una situazione al limite del paradossale, dalla quale nessuno sta traendo vantaggio. Già perchè a perderci è soprattutto il Napoli, che dopo i proclami estivi di lotta per il vertice, si ritrova ora ad inizio novembre già fuori dalla corsa scudetto e a 5 punti dalla zona Champions.

Tutto ha inizio con la decisione della società, comunicata lunedì scorso da De Laurentiis in diretta radiofonica: squadra in ritiro fino a domenica. La replica di Ancelotti non tarda ad arrivare in conferenza stampa pochi minuti dopo: non concordo, ma mi adeguo. La squadra, invece, aspetta la fine del match Salisburgo per prendere la sua posizione: 'ammutinamento' e tutti a casa, sancendo di fatto la rottura totale con il club.

Con l'allenamento di giovedì al San Paolo, confermato dalla società nonostante il momento delicato, si celebra anche la frattura tra i tifosi e i calciatori. All'esterno la contestazione degli ultras, che chiedono rispetto per la maglia, all'interno i fischi degli abbonati presenti sugli spalti alla squadra. 

All'importantissimo match di sabato con il Genoa si arriva in un clima incandescente, di crescente tensione con il passare delle ore. I giocatori avrebbero l'occasione di riscattarsi, dopo l'ammutinamento di martedì sera, con una prestazione convincente ed una vittoria ed invece lo spettacolo andato in scena contro i rossoblù dell'ex Pandev è il più triste ed avvilente degli ultimi anni azzurri. Il pubblico presente, però, di certo non aiuta con i fischi prima e durante la partita, in considerazione delle grandi difficoltà della squadra e soprattutto del fatto che ad andare è in campo è il Napoli. E magari se il Napoli dovesse mancare la qualificazione Champions, a rimetterci per primi saranno proprio i tifosi.

Addossare poi solo su alcuni dei calciatori più rappresentativi, che in questi anni hanno sempre dato tutto in campo (tra questi anche quelli che il presidente De Laurentiis aveva definito qualche settimana fa come potenziali 'marchettari' attratti dalle sirene cinesi, sempre per restare in tema di 'tafazzismo'), la responsabilità di una decisione di squadra, è quanto di più sbagliato si possa fare. In caso di addio a fine stagione, non ci sarebbe poi da contestare la scelta della società, perchè è proprio questo atteggiamento a fornire alla dirigenza il miglior assist possibile per far partire la rifondazione, che potrebbe portare ad un sostanziale ridimensionamento tecnico dell'organico azzurro. 

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