Febbre a 91 (+ recupero)

Febbre a 91 (+ recupero)

Ancelotti, ritorno al futuro per inseguire il passato

Da Torino a Torino, un anno dopo. Il tecnico azzurro torna al 4-3-3, ma invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia

Ancelotti (foto Ansa)

Da Torino a Torino, un anno dopo. Era il 23 settembre 2018 quando Carlo Ancelotti, alla sua sesta partita ufficiale sulla panchina del Napoli, abbandonò definitivamente il 4-3-3 di 'sarriana' memoria per convertirsi al 4-4-2. La squadra azzurra vinse (battendo per 3-1 gli uomini di Mazzarri) e convinse, per trasformarsi di lì a poco nel Napoli di Ancelotti. Quello di partite europee da ricordare (vittoria con il Liverpool all’ultimo respiro e doppio confronto con il Psg) e di goleade in campionato, oltre a vittorie pesanti (il 2-1 a Bergamo).

Quel Napoli lì, che aveva a tratti entusiasmato per concretezza e carattere tanto da provocare una profonda spaccatura nella tifoseria azzurra tra “Ancelottiani” e “Sarristi” nostalgici del triennio, è durato solo quattro mesi, deflagrando con il grave infortunio ad Albiol e la cessione di Hamsik.

Da febbraio ad oggi quattro partite che restano impresse positivamente (il 3-0 con il Salisburgo negli ottavi di Europa League, il doppio 4-1 in campionato con Roma e Inter e la recente vittoria con il Liverpool in Champions per 2-0) e tanti match altalenanti, conditi da cocenti delusioni.

378 giorni dopo Ancelotti ha scelto di ricorrere nuovamente al 4-3-3 (a tratti 4-1-4-1 per poi tornare al 4-4-2 nei 20 minuti finali con l'ingresso di Llorente) alla ricerca di un’inversione di tendenza. E forse qualcosa di buono si è anche visto. Con una maggiore libertà per Fabian Ruiz e Zielinski e una maggiore protezione della difesa con Allan ‘vertice basso’, risparmiando peraltro al brasiliano (ancora lontano parente di quello ammirato negli anni scorsi) metri di campo da percorrere. Dopo qualche segnale incoraggiante, però, il Napoli con il passare dei minuti ha finito per infrangersi, neanche troppo fragorosamente, sul muro granata. Senza ritmo e convinzione gli attacchi azzurri, con gli esterni Lozano e Insigne quasi mai pericolosi fino a che sono rimasti in campo. Due soli gol segnati nelle ultime quattro partite (Cagliari, Brescia, Genk e Torino) sono numeri di cui tenere conto. E ad Ancelotti tocca ora trovare al più presto una soluzione, 4-3-3 o 4-4-2 che sia.

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Più che il modulo, però, rispetto all'era 'sarriana', manca la continuità. Sotto la gestione Ancelotti, infatti, il Napoli non ha mai vinto più di tre partite di fila in campionato. E senza un filotto positivo consistente, pensare di restare in corsa per la lotta scudetto almeno fino a marzo-aprile ad oggi appare un’utopia, visto che in sole sette giornate i partenopei hanno accumulato già 6 e 5 punti di ritardo rispetto a Juve e Inter. Il tempo per recuperare c’è, ma serve una totale inversione di rotta rispetto a quanto mostrato negli ultimi 9 mesi.

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