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"Che mangino maccheroni": quando Achille Lauro dettava la dieta ai calciatori

La drammatica stagione 1960/61 si conclude con la terza retrocessione in B della storia del Napoli: ad Amadei viene affiancato il grande Renato Cesarini, che non tollera le intromissioni di Lauro anche nella dieta

(foto Archivio Carbone)

Alla vigilia della stagione agonistica 1960/1961 il clima intorno al Napoli era pessimo: nell'annata precedente i calciatori azzurri erano stati anche visitati da un famoso psicologo napoletano, Ammendola, per cercare di capire i motivi delle prestazioni scialbe e dei pessimi risultati. La cosa suscitò grande ilarità fra i tifosi delle altre squadre e anche tra quelli azzurri. Frossi venne sollevato dall'incarico, al suo posto tornò in panchina l'ex capitano Amadeo Amadei.

Estate 1960: i tifosi protestano per la cessione di Luis Vinicio, di Bruno Pesaola e Luciano Comaschi. Il primo va al Bologna, il secondo chiude la carriera al Genoa, Comaschi si ritira. Achille Lauro promette di reinvestire i ricavi della cessione e fa vestire d'azzurro Pivatelli, Mihalic, Bodi e Juan Carlos Tacchi.  

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Amadei, però, non riesce a dare una chiara impronta di gioco alla squadra e i risultati, dopo un discreto avvio, diventano pessimi. Il Napoli perde in casa contro il Catania (che giocava in 9 per due espulsioni), e a gennaio la situazione di classifica comincia a farsi preoccupante. Il Presidente Achille Lauro conferma la fiducia ad Amadei ma, a sorpresa, gli affianca Renato Cesarini come direttore tecnico. Cesarini, cinquantenne, è l'ex fuoriclasse del River Plate e della Juventus, giocatore dalla tecnica sopraffina capace di segnare reti decisive negli ultimi minuti di gara (da qui la definizione 'zona Cesarini'). Il nuovo direttore tecnico, reduce dalla vittoria dello scudetto sulla panchina della Juventus, entra in conflitto con Amadeo Amadei. 

Non durerà molto l'avventura di Cesarini a Napoli. Sfogandosi con il medico sociale Athos Zontini, Cesarini descrive la situazione societaria: "Caro dottore", dice Cesarini a Zontini. "Come si fa a discutere di tecnica con chi non ha nessuna competenza? Qui tutti si danno arie di maestri ma allora perché mi hanno chiamato?". I risultati del Napoli nel girone di ritorno non migliorano, anzi. I giocatori vengono inviati in romitaggio a Sorrento. Cesarini e Amadei controllano anche l'alimentazione della squadra, ma Lauro ha da ridire. Entra in albergo e nota che i calciatori stanno mangiando minestra, così esclama, rivolto a Cesarini: "Non si può vincere mangiando questa roba. Tu devi dargli maccheroni e vedrai come correranno domenica". Cesarini cerca di replicare ma Lauro chiede un parere al suo medico personale che, intimorito dalla figura del Comandante, conferma tutto. A questo punto Lauro asserisce che Cesarini non può saperne più di un medico, di uno che era sato all'università, in materia di alimentazione. Cesarini sdrammatizza dicendo: "Ho passato una vita intera all'Università, ci abitavo di fronte". L'incidente viene evitato, i giocatori mangiano maccheroni ma qualcosa suggerisce a Cesarini che la situazione era insanabile.

Infatti i maccheroni non servono. Il Napoli gioca sempre peggio, nel girone di ritorno i risultati sono drammatici, Cesarini e Amadei vengono allontanati a fine stagione, quando il Napoli si appresta alla terza retrocessione della sua storia. In panchina si accomoda la gloria Attila Sallustro, che guida gli azzurri nelle ultime due gara (sconfitta per 3-0 a Milano contro l'Inter, sconfitta al San Paolo contro il Padova). Il 4 giugno 1961 il Napoli conclude la stagione al penultimo posto con 25 punti.  

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Dalle ceneri, però, ha inizio una nuova storia. Nel 1961/62 il Napoli trovò il suo condottiero nell'ex calciatore Bruno Pesaola. Il Petisso guidò la squadra dalla B alla A, vincendo anche una Coppa Italia, primo trofeo di stampo nazionale vinto dal Napoli, un record ancora imbattuto: prima e unica squadra a vincere la Coppa Italia militando in serie B. 

(si ringrazia l'Archivio Carbone per la foto copertina del blog e per la foto di Achille Lauro)

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