CATTIVI PENSIERI

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Antisemiti e antisionisti: dalla (finta) confusione linguistica alla retorica delle figurine

Pioggia di polemiche sul neo-assessore del Comune di Napoli Eleonora de Majo per le sue posizioni contro Israele. Ma in molti scambiano (strumentalmente) le sue parole sulla questione arabo-israeliana con frasi d'attacco al popolo ebraico. Altrettanto strumentale appare la goffa offerta (respinta) della cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre

Una polemica accennata nelle settimane precedenti ed esplosa lunedì pomeriggio, dopo che il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha annunciato i nomi del rimpasto di Giunta. Dopo la proclamazione ufficiale ad assessore alla Cultura, Elonora de Majo è stata raggiunta dal fuoco incrociato proveniente dalla comunità ebraica, dall'associazione dei partigiani e da diversi fronti politici. L'accusa rivoltale è quella di essere nemica del popolo ebraico, facendo riferimento a un post su Facebok pubblicato nell'anno 2015. Parole forti contro il Governo israeliano: "...porci, accecati dall'odio, negazionisti e traditori finanche della vostra stessa tragedia". 

Nella stessa giornata del rimpasto è giunto il commento della comunità ebraica napoletana: "Ritieniamo estremamente discutibile l'attribuzione di un assessorato...a chi ha espresso giudizi tanto superficiali quanto offensivi per quegli ebrei che, sia a Napoli che in tutta la diaspora e in Israele, sono stati testimoni del più grande progetto di genocidio che mente umana abbia mai concepito". 

In questa interpretazione, sembra discutibile l'allineamento di un pensiero critico verso la politica israeliana attuata nei confronti il popolo palestinese con quello dell'appoggio al genocidio hitleriano. Non è questa la sede per discutere del conflitto arabo-isrealiano e certamente non sarei io la persona più adatta. Appare però strumentale e stucchevole tacciare di antisemitismo la de Majio. Che si apprezzi o meno l'assessore comunale, le cui origini di attivismo politico sono da ricercare nel centro sociale napoletano Insurgencia, è innegabile la sua partecipazione a ogni manifestazione antirazzista e antifascista che ha riguardato Napoli e non solo negli ultimi 10-15 anni. Appare difficile, per non dire senza senso, sostenere che chi abbia una posizione talmente netta contro il fascismo possa poi considerarsi o essere considerata antisemita.

E' altrettanto certo che le parole utilizzate in quel famoso post Facebook non sono accettabili per un rappresentante delle istituzioni e che da un assessore ci aspetterebbe una più saggia scelta delle parole. Ma anche su questo punto va fatta una riflessione. Nel 2015, la de Majo non era assessore e aveva 27 anni e quelle erano parole di una giovane attivista. Oggi, la situazione è diversa ed è lecito sperare che, visto il suo nuovo ruolo, in futuro possa trovare frasi diverse per esprimere le sue idee. 

D'altronde, la critica al Governo israeliano è stata costante da parte del Comune di Napoli negli anni della rivoluzione arancione, che ha sempre sostenuto il riconoscimento dello Stato della Palestina e la liberazione dei territori arabi occupati. Anche in questo caso, sarebbe un errore grossolano definire antisemiti De Magistris e compagni, non foss'altro perché il sindaco ha fatto dell'antifascimo una bandiera e non passa settimana in cui non ricordi che Napoli si è liberata da sola dell'oppressione nazista. Così come sarebbe sbagliato tacciarli di antisionismo, storicamente un movimento che vorrebbe negare a Israele la possibilità di essere Stato, mentre il primo cittadino ha sempre parlato di pacifica convivenza tra due Stati e due comunità. 

Chiedere la testa della de Majo per le parole del 2015 lascia perplessi, a prescindere dalle qualità che ha dimostrato o dimostrerà. Soprattutto in un Paese che dimentica spesso e in fretta frasi infelici dei suoi politici. Dopotutto, Matteo Salvini è diventato ministro dell'Interno anni dopo aver cantato in un video pubblicato su youtube "senti che puzza, scappano i cani, stanno arrivando i napoletani". Forse in pochi ricordano che, nel 2013, l'ex ministro leghista Calderoli si presentò in diretta tv mostrando una vignetta anti-islam stampata su una maglia. Continuando a ricordare parole pesanti di uomini delle istituzioni, come non citare Silvio Berlusconi che in una seduta del parlamento europeo datata 2003 suggerì per il ruolo di kapò in un film sui campi di concentramento il socialdemocratico tedesco Martin Shultz.

Volando più bassi e tornando alla politica locale, serve forse ricordare che i rappresentanti nostrani di Fratelli d'Italia partecipano ancora oggi all'annuale messa in memoria di Benito Mussolini. Tra loro anche il consigliere comunale Marco Nonno, l'ex consigliere regionale Enzo Rivellini e altri esponenti meloniani che potremmo ritrovarci tra qualche mese nei banchi della giunta regionale. Su questo, però, non si ricordano forti prese di posizione da parte della comutà ebraica. Che proprio da questa parte del mondo politico arrivino le critiche più feroci a Eleonora de Majo fa, quantomeno, sorridere.

A onor del vero, forse, la mossa più goffa in tutta questa vicenda l'ha fatta proprio il nuovo assessore quando, per respingere le critiche, ha proposto la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, senatrice e sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti. Una scelta non nuova per un'amministrazione alla continua ricerca di testimonial, che ha conferito ben 25 riconoscimenti in 8 anni, mentre dall'anno 100 a.c. al 2011 la città di Napoli ne aveva consegnate solo 80. Una richiesta rispedita gentilmente al mittente dalla Segre, consapevole che in questo mondo diventare un'icona significa spesso diventare un cartonato bidimensionale, ridursi a simbolo di una Storia con la s maiuscola raccontata in modo blando, lasciando andare i dettagli e lo spessore fondamentali di una storia individuale densa di significato. In una settimana di polemiche strumentali, la senatrice non si è fatta strumentalizzare e ha rifiutato di essere tramutata in una figurina da chi ha cercato una soluzione facile per uscire dall'angolo. 

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