Osteoporosi: da Napoli un nuovo modello per la cura e la prevenzione dei pazienti a rischio

Nella nostra città i maggiori esperti internazionali per fare il punto su una malattia subdola, che si sviluppa senza provocare dolore per poi incidere notevolmente sulla qualità e la durata della vita

Sono a Napoli, in questi giorni, i maggiori esperti internazionali di osteoporosi, per un ciclo di incontri alla Federico II.

L’interesse e l’attualità dell'evento sono trasversali perché le fratture da fragilità - spesso continue e ripetute - compromettono lo stato di salute globale e incrementano disabilità e mortalità non solo per i tanti che a partire dai 50 anni iniziano a soffrire di osteoporosi primitiva, ma anche tra i pazienti che seguono particolari terapie farmacologiche o hanno particolari patologie: tra i fattori di rischio, infatti, la carenza di vitamina D, i trattamenti steroidei cronici, alcune patologie neurologiche, la celiachia, l'AIDS e patologie emato-oncologiche.

Cos'è l'osteoporosi Per capire la gravità della patologia è sufficiente considerare che, in chi ha l’osteoporosi, le ossa diventano spesso talmente fragili che è sufficiente un banale colpo di tosse a determinare la frattura delle costole o il semplice restare a lungo in piedi per causare la rottura del femore.

Il responsabile della UOC di Reumatologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II Antonio Del Puente, tra i maggiori esperti del campo, spiega: , : “Le fratture da fragilità colpiscono una donna su tre e quasi un uomo su cinque dai 50 anni in su e non sono un ‘normale’ segno di invecchiamento, ma la conseguenza di una specifica patologia. In Italia nel 2017 si sono verificate 560.000 fratture, con un costo per il sistema sanitario nazionale di 9,4 miliardi di euro. Una frattura aumenta da 5 a 7 volte il rischio imminente di fratture successive e innesca una spirale negativa di dipendenza dall’assistenza sanitaria, aumento dei costi e compromissione della qualità della vita. Purtroppo i risultati degli studi dimostrano che il 75% dei pazienti anziani viene dimesso dagli ospedali italiani dopo una frattura del femore senza ricevere alcun trattamento farmacologico per l’osteoporosi. Vi è quindi la necessità di riconoscere le fratture da fragilità come una priorità per la sanità pubblica e di integrare la prevenzione secondaria e la gestione specifica di queste problematiche, utilizzando i trattamenti disponibili di documentata efficacia”.

Proprio per questo lunedì 18 novembre, all'Isola C3 del Centro Direzionale, piano 6, presso l’assessorato alla Salute della Regione Campania, a partire dalle ore 12.45 e fino alle 17.00, si riunirà un comitato scientifico formato da esperti di varie discipline del calibro di Annamaria Colao, Cristiano Coppola, Antonio Del Puente stesso, Mariano Fusco, Giovanni Iolascon, Luciano Sagliocca, il responsabile del settore farmaceutico Ugo Trama, i responsabili delle Istituzioni Sanitarie, ili direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica della Federico II Maria Triassi, già responsabile scientifica di Osteonet progetto per la prevenzione e la cura dell'osteoporosi, ed il consigliere dell’Ordine dei Medici di Napoli Prof. Mario Delfino.

Un nuovo modello regionale I lavori, che si svolgeranno per tavoli tecnici, puntano all’elaborazione di un modello clinico e gestionale in grado di dare la più efficace risposta al bisogno di cura e prevenzione dei pazienti con fragilità ossea. L'obiettivo è, cioè,  quello di elaborare e definire il più efficiente iter diagnostico, terapeutico ed assistenziale da adottare sul territorio regionale, per intercettare dopo il primo evento “frattura” e quindi prendere in carico, seguendolo in ogni fase, il paziente con fragilità ossea ed avviarlo attraverso specifici indicatori al miglior percorso terapeutico e riabilitativo e alla prevenzione delle recidive. Destinatari delle linee guida saranno quindi non solo gli ortopedici del Pronto Soccorso – i primi ad interagire con i pazienti che accusano fratture – ma anche reumatologi, endocrinologi, geriatri, internisti, nefrologi, ginecologi, medici di Medicina Generale, fisiatri e farmacisti.

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