Tempo di allergie. I consigli per prevenirle e contrastarle

Per chi soffre di pollinosi, maggio è il mese peggiore. Dall'abbigliamento al cibo, cosa fare per evitare riniti e congiuntiviti, tosse e fiato corto

Occhi che lacrimano, tosse, starnuti, mancanza di respiro, in primavera sono tutti sintomi che indicano una possibile pollinosi o allergia al polline. In coincidenza con la fioritura, infatti, invisibili nubi di polline viaggiano con le correnti aeree, diffondendosi ovunque, anche a distanza di diversi chilometri dalla pianta che li ha originati.

Tra i pollini più comunemente allergizzanti ci sono quelli delle graminacee, piante erbacee che si trovano un po’ ovunque: nei parchi, nei prati, nei campi e anche ai bordi delle strade, la cui fioritura in Italia avviene nel periodo compreso fra marzo e settembre, con un picco nel mese di maggio. In questo stesso periodo si trova anche la parietaria, a Napoli davvero onnipresente, e l’ulivo, tra le principali fonti di allergia nell’area mediterranea.

Il meccanismo di liberazione del polline varia a seconda delle specie e di alcuni parametri climatici: le giornate calde e ventose facilitano la pollinazione, mentre un'elevata umidità dell'aria la rende difficoltosa.

Esordio, intensità e durata dei sintomi delle allergie ai pollini dipendono principalmente dalle variazioni delle concentrazioni polliniche presenti nell'aria. Conoscere nel dettaglio i tipi e i livelli di polline presenti nell’aria di Napoli e della Campania è possibile grazie al bollettino periodico pubblicato dall’ARPAC, l’Agenzia Regionale Protezione Ambientale. In questi giorni, in particolare, l’Arpac avvisa che il livello di dispersione di pollini nell’aria è notevole, ma si registrano valori inusualmente più bassi per il periodo. L'Arpac aggiunge anche che lo spettro pollinico è molto variegato, con dominanza di quercia, graminacea e parietaria .

Allergia ai pollini: come riconoscerla? I sintomi più comuni della pollinosi sono riniti, congiuntiviti e talvolta, asma bronchiale con ricorrenza stagionale, in corrispondenza del periodo di pollinazione caratteristico per ogni specie responsabile dell'allergia.

Il meccanismo immunitario I pollini sono costituiti da granuli che rappresentano le cellule riproduttrici delle piante, rilasciate durante la fioritura di alberi (betulla, frassino) e piante erbacee (graminacee, parietaria, ambrosia). A contatto con le mucose di naso, occhi e gola scatenano reazioni anomale ed eccessive del sistema immunitario che forma anticorpi specifici, le Immunoglobuline E (IgE).

I sintomi sono vari e diversi. I più comuni sono la rinite o rinocongiuntivite: occhi rossi, lacrimazione e prurito oculare, naso chiuso, prurito nasale, starnuti. Ne soffrono ben 6 europei su 10. Più di un soggetto allergico su cinque tende inoltre a presentare anche sintomi asmatici, come tosse, fiato corto e senso di costrizione al torace. In alcuni soggetti allergici possono insorgere reazioni inaspettate, come fastidio, bruciore o prurito alla gola e/o al palato e disturbi della deglutizione, a causa dell’ingestione di alimenti vegetali che presentano antigeni comuni ad alcuni pollini. Questa manifestazione - detta sindrome orale allergica o SOA -  avviene entro pochi minuti dall’assunzione dell’alimento ed è dovuta dalla cross-reattività conseguente alla "parentela" botanica tra pollini e alcune famiglie vegetali.

Diagnosi e terapia In presenza di sintomatologia che possa far sospettare un’allergia respiratoria, la prima cosa da fare è rivolgersi al medico curante e/o allo specialista per la corretta diagnosi e l’identificazione dell’allergene (o degli allergeni) a cui si è sensibilizzati: sarà necessario eseguire dei test su base cutanea, chiamati prick test. Inoculando piccole quantità di allergeni a livello della cute dell’avambraccio, dpo circa 15-20 minuti, in caso di positività si avrà una risposta infiammatoria della pelle nella sede del test.

La gestione dell'allergia ai pollini si basa su un programma preventivo-terapeutico, da mettere in atto prima dell’inizio della stagione pollinica e su strategie farmacologiche di attacco in caso di reazione acuta. Diverse le opzioni terapeutiche, in base ai sintomi e alla loro gravità, che saranno valutate per ciascun caso dal medico.  

Consigli utili Oltre alle terapie farmacologiche specifiche, decise dal medico in relazione alla tipologia di sintomi e all’entità della reazione allergica, alcune pratiche strategie consentono, in modo semplice ed efficace, di mantenere sotto controllo l'allergia ai pollini:

 evitare di passeggiare in prati, giardini e campi in cui l'erba è stata tagliata da poco  

evitare le attività sportive in prossimità di aree verdi durante il periodo di pollinazione  

• evitare di stare a lungo all’aria aperta nelle giornate secche, ventose e soleggiate 

• Indossare occhiali da sole durante il giorno per contrastare la luce solare che aumenta il fastidio agli occhi

• tenere chiuse finestre e, se si guida, finestrini dell'auto tra le 10 e le 16, periodo di maggior concentrazione di pollini. Molto utili i filtri antipolline per il climatizzatore dell'auto

• Rientrati a casa fare subito una doccia e cambiare i vestiti per non restare in contatto con i pollini che inevitabilmente si depositano nel corso della giornata. Prima di andare a dormire, applicare sulle palpebre un batuffolo di cotone imbevuto d'infuso alla camomilla e rosmarino, per sfiammare e idratare gli occhi

• Non stendere il bucato all'aperto: il polline può depositarsi su lenzuola e biancheria

• Nei periodi di riacutizzazione dei sintomi dell'allergia ai pollini, può essere d’aiuto una dieta detox, con cipolle che contengono composti solforati utili ad inibire la risposta allergica e infiammatoria, e alimenti che contribuiscono a ridurre la produzione di istamina come cereali integrali, fagioli, verdure a foglia verde e banane 

• Evitare alimenti che stimolano la liberazione di istamina, come fragole, pomodori, cioccolato, crostacei, molluschi, formaggi fermentati, insaccati e frutta secca 

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