Batteri resistenti agli antibiotici: dalla Campania un'arma rivoluzionaria per sconfiggerli

Le prospettive della terapia fagica, allo studio in Campania, che impiega particolari tipi di virus per sconfiggere i batteri resistenti agli antibiotici

Gli antibiotici sono una risorsa indispensabile per la cura delle malattie infettive. Tuttavia, il loro elevato consumo sia nelle fasce estreme di età, cioè tra i bambini dagli uno ai quattro anni e tra gli anziani al di sopra dei 65 anni, sia in ambito zootecnico (in particolare nei Paesi in cui non esiste un'efficace catena di controllo) sta generando ceppi di batteri resistenti al trattamento: significa che banali infezioni possono diventare mortali. I batteri antibiotico-resistenti, inoltre, potrebbero diffondersi molto velocemente in ambienti come quelli delle grandi città, minacciando la comunità con malattie infettive non solo più difficili da curare, perché non rispondono alle consuete terapie farmacologiche, ma anche più costose per la sanità pubblica.

Le prospettive della terapia fagica:  nella battaglia contro i batteri resistenti agli antibiotici una speranza viene dalla Terapia Fagica, su cui sta lavorando un'equipe di ricerca del laboratorio pubblico-privato campano MAReA, che vede tra i soci più rappresentativi l’Università Federico II e la Cosvitec, capofila del progetto TERAPICA, sviluppato grazie alla collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e il Dipartimento di Medicina Veterinaria federiciano.  “Oggi il problema dell'antibiotico resistenza è un problema serio e sentito – dichiara Sergio Bolletti Censi, Direttore generale Cosvitec, Università&Impresa - da statistiche dell' Organizzazione Mondiale della sanità si è visto che nel 2050 sarà la prima causa di morte con più di 10 milioni di vittime. Perciò qualsiasi iniziativa o innovazione che può contribuire a diminuire il fenomeno dell'antibiotico-resistenza verrà immediatamente recepita dai mercati”.

Cosa sono i fagi: i fagi sono particolari virus che sfruttano in modo altamente specifico i batteri, indebolendoli e, quindi, si presentano come una delle alternative più promettenti agli antibiotici per uso clinico oltre che come co-adiuvanti per aumentare l’efficacia degli antibiotici tradizionali.

La terapia fagica si presta quindi ad essere utilizzata per la lotta ad importanti patologie, dell’uomo come degli animali, risolvendo oltre ai rischi dell’antibiotico-resistenza, anche i fenomeni allergici e la questione della contaminazione da farmaci nelle filiere agro-alimentari.

“Il progetto – spiega Ludovico Dipineto, docente del dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzione animali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, responsabile scientifico del progetto TERAPICA - riguarda l'utilizzo della terapia fagica per ridurre la prevalenza di Campylobacter nel pollame. Il Campylobacter è un batterio conosciuto da tempo nella Comunità scientifica, ma poco noto all'opinione pubblica, che è al primo posto nelle gastroenteriti batteriche in Europa ed ha superato di gran lunga quelle che sono le soglie di sicurezza: ebbene, grazie alla terapia fagica, abbiamo constatato una sua notevole riduzione”.

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