Autismo: cos'è, cosa sapere e a chi rivolgersi

In Campania nascono ogni anno circa 350 bambini con disturbi dello spettro autistico o DSA

Non fa distinzioni di nazionalità, etnia, reddito familiare o quartiere di appartenenza, stiamo parlando dell'autismo, una patologia che compromette molto precocemente lo sviluppo socio-comunicativo del bambino e costituisce un serio problema di salute pubblica. Da quando è apparso sulla scena clinica, circa 80 anni fa,  nessuna delle tante teorie avanzate o ricerche effettuate è  riuscita a chiarire cosa lo scateni né come. Per sapere e capire di più  abbiamo rivolto alcune domande alla Prof. Carmela Bravaccio,  Responsabile dell'Unità Operativa Semplice di Psichiatria dell’età evolutiva dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli:

Cosa è l’autismo?  I Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) sono un insieme relativamente eterogeneo di disturbi dell’età evolutiva, caratterizzati da problematiche socio comunicative associate alla presenza di comportamenti, attività e interessi ristretti e ripetitivi

I dati di letteratura concordano sull’importanza di effettuare una diagnosi  quanto più precoce possibile, al fine di limitare l’effetto dei deficit sociali e cognitivi attraverso un intervento specifico su tali funzioni emergenti .

Al momento non si conoscono esattamente quali siano le cause dell’autismo; l’ipotesi più accreditata dal mondo scientifico individua una multifattorialità costituita sia da aspetti genetici che da aspetti legati all’interazione tra geni e fattori ambientali, che che da altre variabili di ordine biologico.

A che età si riscontrano i primi segnali? Nei primi anni di vita sono stati identificati diversi sintomi che possono rappresentare indicatori precoci . Diversi lavori scientifici hanno enfatizzato l’importanza di uno screening in grado di individuare i bambini a rischio di autismo a 18 mesi di vita.

I segnali più comuni sono: difficoltà ad instaurare contatto oculare; assenza di risposta al sorriso; assenza di risposte di orientamento a stimoli sonori o al proprio nome, anche se pronunciato da persone di famiglia; assenza di gesti comunicativi come indicare, salutare con la mano ecc..; assenza del comportamento di allungarsi per essere preso in braccio. Questi sintomi vengono individuati dalle famiglie intorno ai 15-18 mesi .

A cosa prestare attenzione? Molto spesso i primi sintomi si manifestano come assenza di comportamenti che rappresentano tappe evolutive fondamentali nel percorso di sviluppo del bambino, più che come presenza di comportamenti strani o atipici: il bambino non imita i gesti e i vocalizzi, non interagisce, presenta ritardo della lallazione, presenta un pianto particolare per frequenza e pause alterate, vi è la mancanza del gesto di indicare.

Se si hanno sospetti o dubbi cosa fare? Rivolgersi subito al pediatra che nel corso della visita può effettuare un esame screening che indaga sulla presenza/assenza di competenze e comportamenti anomali: capacità di indicare; monitoraggio dello sguardo; presenza di ipersensibilità a rumori forti; alterazioni motorie; alterazioni del linguaggio; anomalie del contatto oculare. Se allo screening il bambino risulta positivo verrà poi inviato al neuropsichiatra infantile per la valutazione clinica.

A Napoli esistono centri specializzati per la diagnosi? In Regione Campania tutte le Asl hanno nel loro piano aziendale unità operative di neuropsichiatria infantile dove è possibile rivolgersi per la prima valutazione. Se il sospetto è poi confermato, presso l'Azienda Universitaria Ospedaliera e presso l’ A.O.R.N. Santobono-Pausilipon è possibile effettuare tutta la valutazione clinico-strumentale, dopo una prima valutazione del neuropsichiatria infantile del territorio.

Scuola e autismo I bimbi con autismo non sono pericolosi per gli altri. A scuola però un bambino o un ragazzo autistico dovrebbe essere seguito da un insegnante di sostegno con una preparazione specifica e preparata ad affrontare comportamenti-problema. Vanno sempre distinti i singoli casi, perché lo spettro dei disturbi autistici è molto ampio: si va dal ritardo, anche grave, fino anche ai ‘superdotati’. L’intervento educativo scolastico ha una grande importanza nel percorso di crescita sociale del bambino, per incrementare e sviluppare capacità comunicative, sociali e di autonomia. L’insegnante di sostegno ha un ruolo rilevante in questo, in quanto più vicino al bambino come figura specializzata che ha il fine di promuoverne l’inserimento, la socializzazione, l’inclusione, l’integrazione.

È importante per i bambini interagire con chi è diverso? E’ a scuola che spesso nascono le prime amicizie tra bambini e bambini speciali. All’ inizio c’è sempre bisogno della mediazione dell’educatrice, dell’insegnante e dell’adulto per stimolare l’interazione. Per gettare le basi di una società inclusiva, bisogna agire presto insegnando a cercare un contatto, valorizzando le diversità, gestendo le reazioni e sviluppando empatia

L’autismo può essere guarito? La diagnosi e l’intervento precoci possono migliorare notevolmente la sintomatologia. Non esistono attualmente terapie miracolose, ma interventi mirati ed efficaci che migliorano significativamente le aree deficitarie di performance intellettiva e sociale, e riducono i comportamenti-problema.

Famiglia e autismo l’amore è sufficiente a gestire le problematiche connesse? La gestione di un figlio con disturbo dello spettro autistico non è facile. I genitori spesso, per la presenza dei comportamenti insoliti e bizzarri dei propri figli, preferiscono rinchiudersi fra le pareti domestiche trascinando tutta la famiglia in una situazione di isolamento sociale. L’amore e la sollecitudine dei genitori più affettuosi non sono sufficienti. Serve il buon funzionamento della rete formata da istituzioni scolastiche, sanitarie e servizi specializzati per poter permettere ai bambini con autismo di sviluppare le proprie potenzialità. Per gli adolescenti e per gli adulti è necessario che ci sia la possibilità di poter continuare ad usufruire di programmi educativi individuali finalizzati ad accedere a un lavoro appropriato, in ambiente più o meno protetto, con il supporto di un servizio di consulenza permanente (job coach).

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