Don Madonna contro lo stop alle messe: "Pandemie del passato vinte in preghiera coi sacerdoti"

Abbiamo raggiunto il prete-coraggio di Montesanto per un commento sul rapporto tra celebrazioni religiose e Fase 2, soprattutto in relazione alla polemica tra Cei e governo

Don Michele Madonna

Don Michele Madonna è il parroco della chiesa di Santa Maria a Montesanto, nel cuore della città. Una zona non semplice, per i cui residenti da anni si sta impegnando in prima linea. E le difficoltà, in questi tempi di emergenza sanitaria, stanno crescendo. L'abbiamo raggiunto per farci raccontare come sta portando avanti la sua missione, e come pensa dovrebbe essere – in fatto di celebrazioni religiose – la cosiddetta "Fase 2". Il tutto in un contesto in cui anche all'estero sta facendo scalpore la durissima presa di posizione della Cei contro il governo, accusato di "impedire la libertà di culto in Italia"

Don Michele, come sta tenendo messa in questo periodo, e come vive il rapporto con i fedeli della sua parrocchia?
"Sto celebrando come ci è stato chiesto dai Vescovi, ovvero a porte chiuse e in diretta attraverso i social. La mattina, come da decreto, la parrocchia è sempre aperta, quindi confesso ogni giorno, mantenendo la distanza e con le solite precauzioni. Le parrocchie sono sempre igienizzate, e questo già da prima dell’emergenza".

L'ultimo Dpcm ha stabilito la possibilità di celebrare nuovamente i funerali, sebbene secondo disposizioni molto restrittive. Secondo lei è arrivato il momento perché anche le messe siano di nuovo consentite?
"Sì, penso a questo punto sia arrivato il momento di riammettere le persone alla celebrazione Eucaristica".

L'emergenza sanitaria però non è ancora alle spalle. Come si potrebbero svolgere le celebrazioni evitando di mettere a rischio la salute dei fedeli?
"Dovrebbero essere aumentate di numero, così da fare in modo che ci siano meno persone presenti per ogni celebrazione. Mantenendo le distanze, e usando il solito protocollo".

Pensa sarebbe la cosa più giusta per i praticanti?
"Guardi, in passato, durante pandemie peggiori e più mortali di questa, come fu la peste, le chiese sono sempre state luoghi di informazione corretta per aiutare la gente. Era proprio nelle chiese che i sacerdoti inventavano strategie intelligenti per evitare i contagi, e proprio nelle chiese i contagi erano quasi pari allo zero. In più, il contatto con la preghiera ed il soprannaturale aumentava il desiderio di carità e di aiuto verso le altre persone. Ancora, la maggior parte delle epidemie, è un dato storico, sono state abbattute e superate dal popolo in preghiera insieme ai sacerdoti".

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È d'accordo quindi con quanto rimproverato dalla Cei al presidente del Consiglio Conte, cioè che le attuali misure anti-Covid "impediscono la libertà di culto nel Paese"?
"Nel Governo attuale c’è molta ignoranza anche su ciò che riguarda il culto, ma questa è anche un rimprovero a noi sacerdoti perché avremmo potuto istruire di più. Comunque il culto senza la dimensione comunitaria, quindi la messa, non è vero culto. La dimensione comunitaria fa superare L’intimismo che è pericoloso. Quindi sì, queste restrizioni sono un impedimento alla libertà di culto. Lo slogan 'puoi pregare anche a casa' è falso ed ignorante, chi lo dice non fa un vero cammino. Posso pregare a casa, certo, ma nella misura in cui mi posso formare in chiesa, ai piedi del vero Maestro, Gesù".

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