Coronavirus, Aldo Masullo: "Le tempeste economiche possono essere più distruttive della guerra"

Il filosofo napoletano ha rilasciato un'intervista a Repubblica sull'emergenza sanitaria. Gli stralci più interessanti

Aldo Masullo

Il filosofo napoletano Aldo Masullo sta vivendo come tutti l'emergenza sanitaria in corso. Novantasette anni, è stato raggiunto da Repubblica per un'intervista su quanto sta accadendo a Napoli e non solo.

"Sto lavorando, scrivo, cerco di essere il più tranquillo possibile – racconta – Forse per me è più facile che per altri: vivo da tempo più isolato, una specie di anticamera a questa strana quiete che ci circonda, con le strade deserte fuori".

Ma la situazione è pesante anche per chi non è abituato a vivere le strade. "L'atmosfera è pesante, carica di frustrazione. Cerchi il disinfettante e non lo trovi. Le mascherine? Chi le ha mai viste? Sono un po' le miserie del nostro Paese, la confusione – spiega – Non è la prima volta, e non è solo un problema italiano. Avviene sempre: nelle emergenze la gente perde la testa".

Per Masullo siamo di fronte ad una situazione "più grave di altre". "Penso a catastrofi come terremoti o alluvioni: quelle colpiscono, ma poi si fermano, e bisogna solo pensare a come riparare i danni; il colpo assestato dal virus è invece caratterizzato dalla indeterminatezza della durata". "Ci sembra che fuori ci sia il buio – racconta – non sappiamo se le provviste basteranno o no, viviamo nella incertezza e sospensione di un tempo che si è fermato, ed emergono i difetti, la capacità, individuale e collettiva, di organizzare la propria vita".

Masullo cittadino onorario di Napoli

L'emergenza, per Masullo, poteva essere politicamente gestita meglio. "C'è stata una mancanza di coerenza nel sistema di governo del Paese – è il pensiero del filosofo – Le diverse posizioni delle forze politiche, l'alternanza di momenti che sembravano prima di guerra poi di pace, rigidità e compiacenze: tutto ha contribuito a non costruire una risposta costituzionalmente solida".

C'è chi ritiene che l'emergenza sia il corrispettivo moderno di una grande guerra. "Non credo si possa accostare – spiega Masullo – per l'effetto devastante della guerra, quello di coinvolgere milioni di persone, che vedono nell'altro il nemico. Poi perché le macerie, quelle materiali, sono altra cosa". Eppure "il post-virus potrà essere come la fuoriuscita dalla guerra – spiega – non è dato sapere dove può portare tutto ciò, a quali difficoltà andremo incontro quando l'epidemia sarà esaurita. La preoccupazione è forte, già da oggi, per la ricucitura della vita civile: noi sappiamo che le tempeste economiche possono essere più distruttive della guerra stessa, rendere feroci le vite dei popoli".

"Il contagio irrompe su una situazione già critica – spiega il filosofo – sono venuti meno vecchi capisaldi sociali, anche rapporti politici". In Occidente in particolare, "dove alla rottura dei vecchi modi di essere non corrisponde neanche un controllo del nuovo". Per il futuro "una prefigurazione attendibile non si può fare". "Il virus rischia di trasformare le rotture col passato in una unica grande mazzata per l'umanità. Anche perché se prima ci illudevamo di poter prevedere le trasformazioni a lungo termine, ora questo si percepisce come non possibile".

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E a proposito del dibattito su presunti diritti violati dalle norme anti contagio: "Il virus non apporta molte altre novità. Il campo è già minato. Eravamo già dentro un caso esemplare di uso dell'abuso tecnologico, le libertà della vita personale già ampiamente umiliate".

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